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10/20/2011

TYMOSHENKO, THE BIG BLUFF. (Tymoshenko, il grande bluff)

Far fuori gli avversari politici mettendoli dietro le sbarre non è certo il metodo migliore per gestire il potere ottenuto in maniera democratica. Eppure è quello che sta succedendo in Ucraina con il caso di Yulia Tymoshenko, ex primo ministro e leader dell’opposizione che è stata condannata a sette anni di galera per abuso di potere.

Al presidente Victor Yanukovich la dura sentenza serve anche per ottenere una piattaforma giuridica per tentare di ottenere la revisione dei contratti del 2009, obiettivamente svantaggiosi per il paese. Si spiega in questa maniera la reazione russa, con il Cremlino che sia durante il procedimento sia alla sua conclusione si è schierato a favore dell’imputata, sottolineando la validità degli accordi raggiunti tra l’eroina della rivoluzione arancione e Vladimir Putin due anni fa.
I rapporti tra Kiev e Mosca sono sempre passati attraverso le pipelines: è l’oro blu a unire o dividere, a seconda dei momenti. E i protagonisti di queste storie sono sempre gli stessi. In Ucraina Yulia Tymoshenko, ex principessa del gas che con il suo gruppo ha gestito per anni il traffico con la Russia e che prima è passata al ministero dell’Energia poi alla seggiola di premier; Dmitri Firtash, oligarca impegnato nell’energia e non solo, nemico giurato della bionda pasionaria; Yuri Boiko, attuale ministro dell’Energia, ex ceo a Naftogaz e uno dei suggeritori di Yanukovich, da anni schierato con l’ala conservatrice uscita dal blocco dell’ex presidente Leonid Kuchma cui appartengono gli altri magnati dell’industria ucraina, guidati da Rinat Akhmetov.

In Russia chi controlla Gazprom, cioè il Cremlino, è il vero gestore delle relazioni che toccano economia e politica: Putin impera. E se l’ormai scomparso Victor Chernomyrdin dopo essere stato per anni il numero uno di Gazprom era stato mandato a fare l’ambasciatore in Ucraina lo scorso decennio il motivo era chiaro. Politica e gas: gli intrecci al Cremlino sono come quelli alla Bankova e interpretarli non è sempre cosa semplice: ma è chiaro che il processo Tymoshenko si inserisce nel canovaccio dei duelli per il potere.
L’Europa in questa contesa fa da spettatrice: non ha danari per intraprendere un progetto consistente per la ristrutturazione del gas ucraino e rischia di lasciare via libera alla Russia che, avviato Nordstream, ha ora Southstream in progetto. Il sistema di trasporto ucraino va modernizzato e Gazprom vuole metterci sopra le mani, sul modello bielorusso (lo stesso dicasi per Naftogaz). Bruxelles si allarma per la Tymoshenko, ma non può permettersi di abbandonare i negoziati sull’accordo di associazione che dovrebbe essere firmato entro l’anno con Kiev.
L’errore europeo è stato quello di non capire che la rivoluzione del 2004 era un bluff. Gli ucraini l’anno capito da tempo, basta andare a guardarsi i sondaggi sul gradimento della Lady di ferro, peggiori di quelli di Yanukovich. Ora rischia di essere troppo tardi.
(Limes)

2/11/2010

NO MORE GAS CRISES? (Niente più crisi del gas?)

Ukraine's President-elect Viktor Yanukovych is expected to reach out to Russia as well as the West to safeguard Ukraine's position as an important energy transit country.

Yanukovych won Sunday's presidential election duel against Orange Revolution hero Yulia Tymoshenko and is now expected to reform the Ukrainian gas sector. Nearly 80 percent of Russian gas exports to Europe are sent through Ukraine, satisfying one-fifth of the continent's demand.

Alexander Rahr, an analyst with the Berlin-based German Council on Foreign Relations, met Yanukovych at the World Economic Forum in Davos. Rahr said the Ukrainian leader told him about his plan to hand the Ukrainian gas network, which is in dire need of modernization, to a consortium comprised of Ukrainian transit companies [first of all, Naftogaz], Russian state-controlled energy giant Gazprom and Western European energy companies.

"Yanukovych does not want to give up Ukraine's role as an important transit hub," Rahr told UPI in a telephone interview Wednesday.

The balancing act is intended to please Russia as well as the West, after the confrontational course steered by Kiev and Moscow in the past years only damaged Ukraine's role as a reliable transit country.

Current President Viktor Yushchenko, who led Ukraine into two gas crises with Russia, was eliminated in the first round of voting.

In the aftermath of the first gas conflict between Ukraine and Russia, two major Russian-European gas pipeline projects -- Nord Stream in Germany and South Stream in southeastern Europe -- were jumpstarted in a bid to bypass Ukraine and deliver Russian gas unilaterally to Europe.

Yanukovych is eager to at least render insignificant South Stream, which is not as far advanced as Nord Stream, for which most of the pipes have already been delivered. Reports say South Stream could almost halve Ukraine's transit fees -- a disastrous outlook for the notoriously bankrupt country.

Rahr said the gas relations between Russia and Ukraine will thus remain highly political.

"Ukraine can't afford to pay the bills for Russian gas," which easily amount to $1 billion per month, Rahr said.

That's why Kiev is expected to please the Kremlin on other fronts, such as giving up plans to join NATO or allowing for the Russian Black Sea fleet to remain in Sevastopol.

"If that happens, then Ukraine will get the same price for gas as Belarus," which is on friendlier terms with Russia, and thus enjoys below-market prices.


Yet Yanukovych will also have to please the West to counter fears that he is turning his back on Europe.

While inviting European companies into the pipeline consortium, he is expected to further privatize the Ukrainian economy and include Western firms in that process.

"And he won't be able to question the plan to eventually join the European Union," Rahr told UPI. "That's where the Ukrainians want to go, because it's a well-functioning economic circle, and one that promises prosperity. In that regard, Russia is no alternative."
(Energy Daily)